Che barba, che noia, direbbe Sandra a Raimondo. Sai qual'è la barba? E la noia? Ascoltare tanti, troppi italiani parlare in negativo. Stamane mi sono recata all'Expo con un certo grado di ansia, timorosa di essere testimone di una delle più magre figure a livello internazionale che l'Italia potesse mai fare. E invece...no. Con mia enorme sorpresa, sono stata subito rapita da un Padiglione Zero che mozza il fiato. E cosí quasi tutto il resto.
Dov'erano le pile di cemento, le voragini sul pavimento? Beh, sicuramente c'erano ma io e le altre migliaia di persone che oggi hanno affollato Expo, non le abbiamo notate. Ho cercato grosse falle, qualcosa che potesse giustificare tutto il chiacchiericcio negativo che avevo sentito, ma oltre a svariati sacchi di cemento, aree isolate non finite, l'asciugamani non funzionante nei bagni all'entrata, non ho visto un granchè. Certo, sono stati stanziati 1 milione e mezzo di euro poco tempo fa per rendere invisibile l'incompleto.

Cristina Bowerman, chef di Hostaria Glass a Roma, questa mattina negli studi di Radio Capital all'Expo
Alle 12 in punto mi presento al gate della cerimonia di apertura di questo evento memorabile. Mi dico che sono davvero fortunata a essere qui e ad avere un posto proprio tutto mio. D'altronde sono ambasciatrice
Expo e difensore delle Api, no? Sono nel settore giallo. E trovo un piccolo regalo sulla sedia, carino davvero. Inizia la cerimonia e sul palco si susseguono politici e non. Gli
speech sono interessanti e vertono sulla fame nel mondo, sullo spreco. Di rilievo uno dei miei speaker preferiti,
Giuseppe Sala, commissario unico della rassegna, che spiega cosa è
Expo e il suo messaggio. Expo nel mondo è sempre un immenso show di architettura, design ma spesso il concetto essenziale ha difficoltà a venir fuori.
Non a Milano, non qui! Chiaro, definito e concreto.
Sala, poi, lo ha spiegato benissimo. Poi è toccato a
Pisapia,
Maroni e poi, sorpresa, al Papa! Questo Papa è fantasmagorico, riesce a essere
cool anche a distanza. Infine l'atteso
Renzi, l'unico che ha parlato a braccio, incitando la folla ad applaudire ai lavoratori che avevano reso
Expo possibile. Difatti la bandiera italiana è stata portata sul palco da lavoratori che poi hanno poi l'hanno issata. È toccato poi all'inno d'Italia cantato da un coro formato da giovanissimi bimbi.
Insomma, ci mancavano solo le frecce tricolori per fare della cerimonia di apertura lo spot perfetto di un'Italia in cui, alla fine, più o meno, tutto va per il verso giusto. Ah, no aspettate: le frecce c'erano e sono passate cosí basse da far venire un coccolone a tutti. Un rush di adrenalina energizzante e si spera, perchè di energia per usare ciò che si è costruito ce ne vorrà tanta nei prossimi 6 mesi.
Io da parte mia un'idea ce l'ho avuta mentre ascoltavo
Sala che parlava di spreco e inquinamento: ma se un giorno la settimana non accendessi fuochi o elettrodomestici al mio ristorante e servissi un menu freddo? Oppure, chessò, solo illuminazione a candela? Ma in un anno, quanto inquinamento risparmierei?